Al Posta di Claro chiude la cucina del Fabri, il cuoco che non ama spacciarsi per chef
Non voleva perdersi il carnevale. Quello ambrosiano di una Claro che da alcuni anni è diventata anche sua, un carnevale che Fabrizio Ferracini ha vissuto come sempre alla propria maniera: nella cucina dell’Osteria della Posta.
Adesso però, per il “Fabri” e la moglie Sonia è giunta l’ora di dire basta, di guardare al futuro con la prospettiva di godersi quello che si definisce il meritato riposo. Giù le serrande di un ritrovo pubblico che in certi periodi dell’anno veniva preso d’assalto dagli avventori – alla faccia della crisi del settore gastronomico – e spazio a nuovi progetti, al sogno di una vacanza esotica, di qualche lettura e magari, chissà, di qualche tuffo in piscina per ricordare gli anni della gioventù, quando il “Ferazz”, com’era chiamato a quei tempi, dominava la specialità dei 1500 metri stile libero a livello nazionale.

Fabrizio con la moglie Sonia al bar
© Comclaris
L’Osteria della Posta di Claro no, non chiuderà, ma dietro ai fornelli e dietro al bar da marzo non ci saranno più il “Fabri” e la Sonia, anche siamo pronti a scommettere che lui lo ritroveremo ancora in cucina, come collaboratore, da battitore libero, di qualche esercizio pubblico della regione.
“Mi fermo, sono 56 anni che faccio questo mestiere, cominciato come apprendista al ristorante Lanterna di Bellinzona” racconta il nostro.
Lavoro e nuoto; cucina e piscina a quei tempi. Sì, perché come detto, Fabrizio è stato un campione del nuoto cantonale e nazionale prima di affermarsi come cuoco. Anni ’70, titoli e primati cantonali a go-go, meeting internazionali con la nazionale svizzera, due titoli assoluti di campione svizzero nel 1973 e 1974 nei 1500 sl.
“Un sondaggio realizzato dell’Eco dello Sport tra i suoi lettori nel 1973 mi ha addirittura eletto come miglior sportivo ticinese dell’anno, davanti a due mostri sacri come Alfio Molina, portiere dell’HC Lugano e Mario Prosperi, anche lui portiere, ma del FC Lugano” ricorda con un certo orgoglio il Fabri, che a quei tempi si tuffava in acqua alle 6.30 del mattino per il primo allenamento, tornava nella cucina de “La Lanterna” alle 9, vi restava fino al tardo pomeriggio per poi tornare in piscina la sera. “Avevo del talento, la Bellinzona Nuoto era uno squadrone e il mio datore di lavoro di allora mi facilitava l’attività sportiva”.
Le tappe che hanno visto affermarsi via via il nostro cuoco sono state molte e ne ricorderemo solo una, quella dello Spazio Aperto di Bellinzona, il centro voluto dal defunto Padre Callisto.

Un sorriso, la simpatia e piatti genuini erano di casa al Posta.
© Comclaris
“Lì ho fatto un po’ di tutto, ma soprattutto ho cominciato ad elaborare la mia cucina: pranzi, cene a tema, aperitivi, feste di matrimonio. Ho avuto una grande libertà di provare a fare quello che mi piaceva”.
In un’epoca che ha messo al bando la parola cuoco perché è troppo bello e chic farsi chiamare chef, Fabrizio Ferracini è rimasto soprattutto un cuoco, nel senso classico del termine. All’Osteria della Posta la clientela ci veniva per il capretto in primavera, per la sontuosa sella in autunno (“ho contato quelle dell’anno scorso: ne ho preparate 600”), per le specialità della casa come il merluzzo cucinato in più modi, il roastbeef accompagnato da una salsina capace di esaltare tagli di carne di prim’ordine, la tartare di manzo regolarmente servita senza aggiunta di ketchup (“la carne deve sapere di carne”), il brasato gustoso e delicato, la salumeria prodotta praticamente a chilometro zero da un artigiano salumiere della zona, i pizzoccheri ben conditi di burro e un cordon bleu gigante da 800 grammi, tutta roba poco adatta agli adepti di una dieta ipocalorica. Il trionfo della cucina dell’osteria, che deve nutrire e badare al sodo, rifuggendo la filosofia del fast-food.
“È la cucina che ho imparato stando accanto a mia nonna Pina, che in casa sua, quand’ero ragazzo, preparava quasi tutti i giorni il pranzo per una decina di operai che provenivano dalla bergamasca. Dai fornelli uscivano sapori autentici, cibo genuino, e da quella cucina io ho attinto per sviluppare la mia”. Già, la nonna Pina, che a Bellinzona molti ricorderanno anche perché, oltre a cucinare bene, era anche una conosciuta cartomante (ma questo non ce lo racconta il Fabrizio, lo svela sua moglie Sonia…)
All’Osteria della Posta il “Fabri” è arrivato nel 2019. E non è stato facile superare la crisi del 2020 quando il Covid ha costretto tutti ad abbassare le serrande. Lui, poi, di Covid si è anche ammalato e non l’ha passata bella. Mesi d’ospedale, vedendo in faccia la morte. Ma finalmente, guarito, nel giugno del 2020 c’è stato il ritorno alla normalità, la riapertura del locale, l’abbraccio con la clientela.
“Non potrò mai dimenticare che in quel brutto periodo il proprietario dello stabile mi ha condonato tre mesi di affitto, un gesto signorile, che mi ha aiutato molto a riprendere”.

Non solo al ristorante: Fabrizio Ferracini ha fornito per anni un apprezzato servizio a domicilio a chi lo richieva. Eccolo in partenza…
© Comclaris
Al Posta il “Ferazz” non ha mai voluto una carta vera e propria. “MI piace il contatto con la gente, adoro stare in mezzo ai clienti, sedermi al tavolo con loro. Così il menù lo raccontavo io, a dipendenza di quel che avevo previsto in cucina. Da pensionato, questo contatto con la clientela sarà la cosa che più mi mancherà. Ma era giusto fermarsi, anche per mia moglie Sonia che mi è sempre stata accanto, mi ha supportato e sopportato, e merita di poter tirare il fiato”.
E la Sonia che dice? Riuscirà a tenere a bada il “Fabri”? “La pensione se la merita, ma l’osteria gli mancherà, gli piace troppo la cucina, me ne accorgo perché quando sta ai fornelli è uno a cui viene l’acquolina in bocca. È un uomo dal cuore d’oro, lo sposerei ancora cento volte!”.







