FLIMS – Cielo col broncio ma in progressivo rasserenamento e temperatura da piena estate: si annuncia comunque una buona giornata per raggiungere la nostra meta a bordo di una bella cabrio firmata Mazda, la MX-5 S-G 184 MT Revolution 4.

Destinazione Walhaus Flims Alpine Grand Hotel & Spa
Percorreremo la strada del passo del Lucomagno risalendo la valle di Blenio, quindi scenderemo a Disentis, dove sosteremo brevemente per visitare la splendida abbazia benedettina fondata nell’VIII secolo, prima di affrontare la strada della Surselva, attraversando centri abitati che hanno saputo conservare un carattere architettonico antico e originale (come Ilanz, che si vanta di essere la prima città sul Reno e sfoggia un pittoresco centro storico), per raggiungere infine Flims, dove ci attende un appassionante fine settimana nel lussuoso Waldhaus Flims Alpine Grand Hotel & Spa, un cinque stelle costruito nel lontano 1877, in seguito ampliato, ammodernato e poi completamente rimesso a nuovo nel 2016 con un investimento di circa 40 milioni di franchi. Qui eleganza storica e lusso si combinano piacevolmente con la modernità e la struttura alberghiera mette a disposizione dei suoi ospiti quello che, coi suoi 20 mila metri quadrati di superficie, è il più grande parco alberghiero della Svizzera.

Un roadster leggero e maneggevole
La Mazda MX-5 è un roadster leggero e incredibilmente maneggevole. Stiamo parlando del due posti secchi con la capote in tela ripiegabile manualmente, da non confondere con la sorellina RF, che ha il tetto rigido retrattile elettricamente.
Diciamo che il grande difetto di quest’auto è costituito dallo spazio, che è davvero minimo: nel bagagliaio due valige di medie dimensioni non ci stanno, nell’abitacolo scordatevi di poter appendere da qualche parte una custodia porta abiti o di infilare qualche oggetto appena più grande di uno smartphone: manca il cassetto portaoggetti davanti alla postazione del passeggero e gli altri spazi sono piccoli e scomodi (le porte ne sono del tutto prive).
Visto che la nostra meta, l’hotel Waldhaus, è un lussuoso cinque stelle dove almeno di sera è consigliabile mettersi qualche capo elegante per l’aperitivo e la cena, la preparazione dei bagagli adatti alla circostanza è risultata un’operazione piuttosto impegnativa e che ha comportato qualche dolorosa rinuncia.
La capote della Mazda MX-5 si ripiega e si posiziona nei due sensi con una facilità estrema. L’abitacolo è accogliente, ma spartano e sicuramente poco adatto a chi ha le gambe lunghe.

Una volta al volante però, la sensazione di scomodità che si prova nel prendere possesso della postazione di guida scompare, tutto è al posto giusto e si ha l’impressione di diventare un tutt’uno con la macchina, anche per la posizione della seduta (si sta a pochi centimetri da terra…). La nostra MX-5 è dotata di un motore due litri a benzina della potenza di 184 CV e di un cambio manuale a sei rapporti brillantissimo: gli innesti sono facilissimi, l’escursione della leva molto breve e la reattività della macchina ai comandi è spettacolare. Ce ne rendiamo conto salendo le rampe del Lucomagno e percorrendo la strada cantonale della Surselva. Il piacere di guida è assicurato da uno sterzo preciso, dall’aderenza del telaio alla strada, dalla capacità del motore di accelerare e illuminarsi sulle riprese.

 

Glamour Belle Époque e design moderno
Il nostro viaggio da Bellinzona fino a Flims dura un paio d’ore abbondanti, che trascorrono senza lasciare segni di stanchezza, ed ora davanti a noi si staglia imponente la sagoma del Waldhaus Flims Wellness Resort nella sua esagerata bellezza che richiama la Belle Époque, ma sposa anche un’architettura moderna, come l’imponente corpo vetrato che di fronte a giochi d’acqua accoglie gli ospiti prima di introdurli nella hall. La nostra Mazda fa bella mostra di sé prima di venir presa in consegna dal concierge per essere parcheggiata e, anche se non si tratta di un’auto dal prezzo inaccessibile (il nostro modello costa 39’990 franchi), le sue linee sinuose e il suo design moderno catturano gli occhi di molti ospiti dell’hotel.
Scegliendo il Waldhaus Flims Alpine Grand Hotel Spa ci catapultiamo in un’oasi di benessere di prima classe, che mette a disposizione della clientela 143 camere e suites eleganti e spaziose, dotate di ogni comfort e della più moderna tecnologia Wifi (un tablet in camera funge da telefono, telecomando tv e permette l’accesso ad un numero impressionante di giornali e riviste), 4 ristoranti, 2 bar, 13 sale riunioni con un’ampia sala in stile liberty e un Mini Club sorvegliato.

In un blocco esterno (ma raggiungibile tramite corridoi sotterranei) costruito nel 2016, luminosissimo grazie alle sue ampie vetrate e dal design architettonico futuristico, gli ospiti possono usufruire della Waldhaus Spa (3.000 m²) con area fitness aperta 24 ore su 24.

Tra le curiosità del Waldhaus, un museo aperto anche a chi non è cliente dell’hotel, che custodisce un incredibile patrimonio storico della Belle Époque: piccoli tesori provenienti dalle successive ristrutturazioni di quello che inizialmente era un Kurhaus, costruito nella seconda metà dell’Ottocento. Tra vasellame, suppellettili varie, attrezzi da cucina, mobili e vari oggetti legati all’attività alberghiera, si potrà ammirare anche la prima centrale telefonica dell’hotel, una delle prime dei Grigioni.

Al Waldhaus si va per essere coccolati da una squadra di professionisti competenti che non lascia nulla al caso, ma anche per cercare tranquillità e scoprire un patrimonio naturale ricchissimo. Le gole del Reno, il Caumasee e il Crestasee, fiori rari come le orchidee selvatiche che crescono spontaneamente sulle montagne, vette imponenti che d’inverno si aprono a pattuglie di sciatori nell’ampio comprensorio di Flims e Laax.
“Gli ospiti si aspettano un servizio di alta qualità da un hotel come il nostro; ma ciò che ci distingue è l’ambiente naturale che possiamo offrire, con un enorme parco intorno al Waldhaus Flims e una regione con laghi, prati alpini, gole, le Alpi e le cime delle montagne. Scoprire questa natura tocca il cuore di grandi e piccini”, spiega il direttore dell’albergo Burkhard Wolter.
Dal punto di vista gastronomico, l’hotel offre il ristorante “Epoca”, la cantina a volta dove consumare fondue e raclette “Il Tschaler”, il ristorante thailandese “Siam” e il ristorante italiano a conduzione familiare “Pomodoro”.

Noi abbiamo cenato all’Epoca, dove si può scegliere tra un menù definito tradizionale, un altro moderno e anche una proposta vegana. Piatti curati, basati su ingredienti strettamente imparentati col territorio, possono essere accompagnati da una scelta di vini che privilegia e valorizza la produzione grigionese in un quadro idilliaco e lussuoso, ricavato da un ampliamento del “Pavillon”, uno stabile tipicamente Belle Époque, che dominato da grandi vetrate in grado di assicurare una vista incantevole sulla vallata.

Dall’hotel di lusso al campeggio
Origini tedesche, 52 anni, sposato e padre di un figlio di 8 anni, Burkhard Wolter dal maggio del 2018 è managing director del Waldhaus Flims. Prima di affrontare la carriera come manager dell’industria alberghiera, dopo aver studiato economia aziendale negli USA, ha lavorato nel settore culinario, anche in Svizzera con un’esperienza a Crissier, nel mitico albergo-ristorante de l’Hôtel de Ville gestito da a suo tempo da Fredy Girardet e oggi da Franck Giovannini.
Emirati Arabi Uniti, USA, Sud-Est asiatico, Cina, Africa, Europa: un giramondo che in totale ha lavorato in 14 diverse nazioni. Dopo anni con Four Seasons, Shangri La, Kempisnki e Oberoi, il mandato del Waldhaus Flims lo ha riportato in Svizzera.
Di quest’uomo colpisce la modestia con la quale si approccia al suo interlocutore, ma anche la chiarezza di idee, la visione che lo porta a voler instaurare un particolare dialogo con la natura che ci circonda e a favorire questo dialogo anche tramite le proposte che rivolge ai suoi ospiti.
La sua destinazione per le vacanze preferita? “Il campeggio a una stella con la famiglia. La semplicità per me è qualcosa di importante. Le ultime tappe professionali a Shanghai, Mosca, Dubai sono state estenuanti. Mio figlio quando avevo quattro anni è riuscito a cambiare la mia password, ma non sapeva da dove viene il latte”.
Parlando della sua missione, afferma che “Il nostro compito è quello di ispirare i nostri ospiti con entusiasmo per permettere loro di apprezzare il complesso alberghiero con il suo centro benessere e i suoi ristoranti e di sviluppare le nostre competenze in modo tale che il soggiorno di ogni ospite sia unico e che le sue aspettative siano superate”.

Annunciata come una possibile grande rivale di Tesla Model 3, Polestar 2 – marchio indipendente che opera però in sinergia con Volvo ed appartiene alla stessa società, ora in mani cinesi – nel nostro test si conferma come una delle auto elettriche più belle e complete offerte dal mercato e regge di sicuro il confronto con la proposta americana, perdendo sul piano della prestazione agonistica, ma vincendo su quello della cura dell’abitacolo e delle dotazioni di serie.
Va precisato che il nostro test è stato effettuato quasi in contemporanea con l’annuncio che Polestar 2 avrebbe proposto due varianti supplementari rispetto al modello da noi provato, il top di gamma, denominato Long range dual motor, dotato di due motori elettrici, trazione integrale e autonomia di 470 km nel ciclo misto, ma di ben 560 km nel ciclo urbano, con batteria da 78 kWh.


Polestar offre ora anche due versioni della sua “2” diverse rispetto al modello che noi abbiamo guidato: con motore singolo e differenti pacchetti batterie, uno più “leggero” (64 kWh), l’altro più pesante (78 kWh), che permettono un’autonomia “corta” (tra 420 e 440 km) o “lunga” (tra 515 e 540 km). Ovviamente anche i prezzi cambiano, con un costo d’entrata di 43’900 franchi che sale fin quasi a 60 mila per il modello più performante.
Di Polestar 2 piace la facilità della configurazione: sul modello base c’è quasi tutto quello che ci si può attendere da un’auto, tre pacchetti supplementari aggiungono opzioni a pagamento. Il primo pacchetto (a 3’000 fr., con luci LED, telecamera a 360°, assistenza alla guida col mantenimento della distanza, avvertimento angolo cieco e via dicendo) avrebbe anche potuto essere inserito di serie su un’auto di questo livello; il secondo (+4’500 fr.) è importante perché tra le altre cose (sedili regolabili elettricamente e riscaldabili, volante riscaldabile, tetto panoramico e altro) contiene la pompa di calore, che sgrava la batteria di un lavoro supplementare (con riduzione dell’autonomia…) sia in caso di temperature elevate, sia – soprattutto – quando fa freddo.
Ovviamente noi abbiamo potuto testare un’auto dotata di tutte queste amenità, ma anche se non ci fossero state e avremmo avuto tra le mani il modello base, la nostra impressione sarebbe stata ampiamente positiva. La Polestar 2 è un’auto di gran livello, molto curata a livello di abitacolo, ben insonorizzata, spaziosa, con prestazioni del motore che non deludono e un livello di sicurezza eccellente. Basti pensare che il pacco batteria è stato inserito in un involucro di alluminio che lo protegge in caso di incidente e che in caso di impatto lo stesso pacco batteria viene automaticamente scollegato diventando inattivo.


Esteticamente abbiamo a che fare con un crossover un po’ rialzato da terra che ha le forme di una berlina (ci si sta comodi in cinque) e si presenta in versione fastback con una linea moderna dalla personalità molto pronunciata.
Gli interni sono stati ricavati con uno stile minimalista ma curato, al centro della plancia troneggia il display da 11 pollici che consente di controllare quasi ogni funzione della vettura, il cui sistema operativo è firmato Google. E questo significa Google Maps e assistente Google per il controllo vocale e ogni app di Google presente sul grande tablet, dall’utilizzo semplice e intuitivo. Del resto, quest’auto è stata concepita per garantire un’esperienza di guida facile e divertente, raggiungendo l’obiettivo.

E come si guida? Beh, addirittura con un solo pedale. No, no, state calmi: oltre a quello che regola il gas c’è anche il pedale del freno, ma in moltissime situazioni non serve. Quando alzi il piede dall’acceleratore, la macchina rallenta fino a fermarsi completamente e questa frenata rigenerativa produce energia per la batteria. Sia quando parti da fermo, sia quando tenti di superare qualcuno, la risposta dei motori elettrici di Polestar 2 è esemplare. Schiacci il pedale del gas e l’auto tende ad impennarsi, accelerando con forza ma senza strappi. E in meno di 5 secondi viaggi a 100 all’ora. Tutto merito di una coppia formato XXL, 660 Nm disponibili immediatamente.